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Tutte le promesse elettorali

Il programma · centrodestra

Lega, 2018

Principali partiti: Lega

Governi valutati: Governo Conte I, Governo Draghi

  • 33 mantenute
  • 68 in parte
  • 224 non mantenute
  • 0 in corso
  • 9 non valutabili
Leggi le 283 promesse troppo generiche per essere verificate

57 promesse ripetono altre già in elenco: le contiamo una volta sola.

Le schede

Promessa per promessa

334 schede

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Riforma del Testo Unico delle Imposte sul Reddito per superare il sistema ad aliquote multiple, scaglioni, detrazioni, deduzioni e bonus e introdurre un’unica aliquota fiscale

Il Testo unico delle imposte sui redditi non è stato riformato per introdurre un'aliquota unica. Sotto il governo Draghi la legge di bilancio 2022 (legge 30 dicembre 2021, n. 234, art. 1, comma 2) ha ridotto gli scaglioni IRPEF da cinque a quattro (23, 25, 35 e 43 per cento) e ha rivisto le detrazioni, ma le aliquote sono rimaste più d'una. Il disegno di legge delega per la riforma fiscale dello stesso governo (atto Camera 3343, presentato il 29 ottobre 2021) è stato approvato dalla Camera il 22 giugno 2022. Con la fine anticipata della legislatura non ha però concluso l'iter al Senato. Il governo Conte I ha esteso il regime forfetario, con imposta sostitutiva del 15%, alle partite IVA con ricavi fino a 65.000 euro (legge 145/2018, art. 1, commi 9-11). La scheda corrispondente di «Il conto» lo valuta «in parte» rispetto all'obiettivo generico di «aliquote fisse» annunciato nel discorso di fiducia. Il programma promette invece di sostituire con una sola aliquota l'IRPEF di tutti i contribuenti, e il forfetario non lo fa: riguarda solo una parte degli autonomi e prende il posto dell'IRPEF solo per loro.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

L’aliquota più congeniale a tale scopo è stata individuata al 15% e si applicherà al reddito famigliare.

Non è stata introdotta alcuna aliquota unica del 15% sul reddito familiare. L'IRPEF è rimasta individuale e per scaglioni: nel 2022 l'art. 11 del TUIR, come riscritto dalla legge 30 dicembre 2021, n. 234 (art. 1, comma 2), prevede aliquote del 23, 25, 35 e 43 per cento. Il governo Conte I ha esteso con la legge 145/2018 un'imposta sostitutiva del 15% ai soli autonomi con ricavi fino a 65.000 euro (regime forfetario), su base individuale e non familiare. Non risultano atti dei due governi che applichino il 15% al reddito del nucleo familiare.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutafisco

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Soltanto due saranno gli scaglioni per l’ottenimento di una deduzione fissa di 3.000 euro.

La deduzione fissa di 3.000 euro per componente del nucleo, con due soli scaglioni di reddito familiare (fino a 35.000 e da 35.000 a 50.000 euro), non è stata introdotta. L'IRPEF è rimasta personale, con quattro scaglioni di aliquota dopo la legge di bilancio 2022 (legge 234/2021, art. 1, comma 2) e con le detrazioni per lavoro e carichi di famiglia dell'art. 13 TUIR. Non risultano atti dei governi Conte I e Draghi che prevedano una deduzione fissa di questo tipo.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutafisco

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Sono aboliti tutti gli obblighi di mantenimento della documentazione fiscale ai fini dell’ottenimento di detrazioni, deduzioni e bonus a vario titolo.

Non è stato abolito l'obbligo di conservare la documentazione fiscale per detrazioni, deduzioni e bonus. Nel periodo valutato il sistema è rimasto fondato su detrazioni e deduzioni da documentare: la legge di bilancio 2022 (legge 234/2021) ha riscritto le detrazioni da lavoro dipendente e le aliquote IRPEF (art. 1, comma 2), ma non ha eliminato l'onere documentale né il sistema di detrazioni. La misura era legata alla flat tax con deduzione fissa, che non è stata adottata. Non risultano atti dei governi Conte I e Draghi che aboliscano questi obblighi.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

in partefisco

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Questo sistema sarà abolito. Non sarà più il contribuente a dover dimostrare a proprie spese la sua innocenza

Il programma descrive l'obbligo di versare un terzo della somma contestata per impugnare un accertamento e promette che sia lo Stato a dover provare le violazioni. La seconda parte è stata attuata sotto il governo Draghi. L'art. 6 della legge 31 agosto 2022, n. 130 (GU n. 204 del 1° settembre 2022, in vigore dal 16 settembre) ha aggiunto all'art. 7 del d.lgs. 546/1992 il comma 5-bis: l'amministrazione prova in giudizio le violazioni contestate, e il giudice annulla l'atto se la prova manca, è contraddittoria o è insufficiente. È rimasta invece la riscossione provvisoria in pendenza di giudizio. L'art. 15 del DPR 602/1973 consente di iscrivere a ruolo un terzo delle imposte accertate dopo la notifica dell'atto, e l'art. 68 del d.lgs. 546/1992 prevede il rimborso d'ufficio di quanto pagato in eccesso se il ricorso è accolto. Nel Conte I non risultano modifiche a queste norme.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

in partefisco

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

da un minimo del 6% ad un massimo del 25% del dovuto con un’aliquota intermedia del 10%.

Il governo Conte I ha introdotto il saldo e stralcio, ma con percentuali diverse da quelle promesse. La legge di bilancio 2019 (legge 30 dicembre 2018, n. 145, art. 1, commi 184-198) l'ha riservato alle persone fisiche con ISEE familiare fino a 20.000 euro. Potevano estinguere i debiti affidati alla riscossione dal 2000 al 2017 per imposte dichiarate e non versate e per contributi previdenziali degli autonomi, senza sanzioni né interessi di mora. Pagavano il 16, il 20 o il 35 per cento di capitale e interessi secondo la fascia ISEE, e il 10 per cento se erano in liquidazione per sovraindebitamento: non dal 6 al 25 per cento come promesso. La legge non prevede il tetto di 200.000 euro indicato nel programma. Lo stesso governo aveva annullato i debiti fino a 1.000 euro affidati dal 2000 al 2010 (decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, art. 4). Il governo Draghi ha poi annullato quelli fino a 5.000 euro dello stesso periodo per chi aveva un reddito imponibile 2019 fino a 30.000 euro (decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, art. 4, comma 4).

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutafisco

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Abolizione di ogni forma di “pagella” fiscale volta a voler pre-determinare il reddito imponibile e quindi l’imposta per gli autonomi.

Gli strumenti che misurano l'affidabilità del reddito dichiarato dagli autonomi non sono stati aboliti. Gli studi di settore sono stati sostituiti dagli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), istituiti dall'art. 9-bis del decreto-legge 50/2017 prima dei governi valutati. Gli ISA danno a ogni contribuente un punteggio da 1 a 10, a cui sono legati benefici premiali, e si applicano dal periodo d'imposta 2018 (legge 205/2017, art. 1, comma 931). Il governo Conte I li ha estesi con il decreto del Ministro dell'economia del 28 dicembre 2018, che ha approvato altri 106 indici oltre ai 69 approvati nel marzo 2018. Non risultano atti dei governi Conte I e Draghi che abroghino gli ISA, ancora in vigore nell'ottobre 2022.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

in partegiustizia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

istituendo un Ruolo Autonomo con l’obiettivo di aumentare la coerenza nei giudizi e raggiungere un giusto adeguamento dei compensi per i magistrati tributari

La legge 31 agosto 2022, n. 130 (GU n. 204 del 1° settembre 2022, in vigore dal 16 settembre), approvata sotto il governo Draghi, ha istituito i magistrati tributari professionali. Il nuovo art. 1-bis del d.lgs. 545/1992 ne fissa l'organico in 448 unità nelle corti di primo grado e 128 in quelle di secondo grado, reclutate per concorso (art. 4). L'art. 13-bis applica loro il trattamento economico dei magistrati ordinari. Per i giudici tributari già in servizio la legge ha aumentato del 130 per cento i compensi fissi dal 1° gennaio 2023, con un tetto di 72.000 euro lordi annui. La legge è in vigore dal 16 settembre 2022, ma nessun magistrato tributario di ruolo era in funzione al 22 ottobre 2022, quando il governo Draghi ha lasciato l'incarico, e l'aumento dei compensi vale dal 2023. I primi magistrati tributari dovevano arrivare con il transito di magistrati di altre giurisdizioni, tramite una procedura da bandire entro due mesi dall'entrata in vigore, e poi con i concorsi.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutagiustizia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

I Tribunali Tributari dovranno avere sede presso le attuali circoscrizioni dei Tribunali ordinari

La legge 31 agosto 2022, n. 130 ha cambiato il nome degli organi in «corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado», non «Tribunali Tributari» e «Corti d'Appello Tributarie». Le sedi non sono state spostate presso le circoscrizioni dei tribunali ordinari e i distretti di Corte d'appello: l'art. 1 del d.lgs. 545/1992 prevede ancora le corti di primo grado nel capoluogo di ogni provincia e quelle di secondo grado nel capoluogo di ogni regione, e la legge 130/2022 non modifica questa disposizione. Nel Conte I non risultano atti in materia.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutagiustizia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

tolto il potere di organizzare e gestire le Commissioni Tributarie e le nomine dei giudici al MEF, conferendolo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

La gestione della giustizia tributaria non è passata dal Ministero dell'economia e delle finanze alla Presidenza del Consiglio. La legge 31 agosto 2022, n. 130, sotto il governo Draghi, ha lasciato le funzioni al MEF: la Direzione della giustizia tributaria resta nel Dipartimento delle finanze, le procedure concorsuali per i magistrati tributari sono gestite con personale del MEF e il Ministro dell'economia nomina con decreto i comitati di vigilanza dei concorsi. Anche l'autogoverno resta affidato al Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. Nel Conte I non risultano atti in materia.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutafisco

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Introduzione di sanzioni amministrative che prevedono tra le altre il ritiro della patente di guida e del passaporto fino a 3 anni.

Non risultano atti dei governi Conte I (1° giugno 2018 - 5 settembre 2019) e Draghi (13 febbraio 2021 - 22 ottobre 2022) che introducano il ritiro della patente di guida o del passaporto come sanzione amministrativa per l'evasione fiscale. Le leggi di bilancio e i decreti fiscali del periodo non prevedono questa sanzione, e nemmeno il disegno di legge delega per la riforma fiscale presentato dal governo Draghi (A.C. 3343), che peraltro non è stato approvato. L'inasprimento delle pene per i reati tributari è arrivato con il decreto-legge 124/2019, sotto il governo Conte II, ed è di natura penale.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutafisco

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Tempi certi di durata a pena di decadenza

Non risultano atti dei governi Conte I e Draghi che stabiliscano la decadenza dell'amministrazione finanziaria se la verifica supera la durata massima. L'art. 12, comma 5, dello Statuto del contribuente (legge 212/2000) limita la permanenza dei verificatori presso il contribuente a 30 giorni lavorativi, prorogabili di altri 30 (15 giorni in un trimestre, proroga compresa, per le imprese in contabilità semplificata e i lavoratori autonomi). Il testo in vigore al 22 ottobre 2022 non prevede alcuna decadenza per il superamento di questi termini.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

in partefisco

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

contraddittorio preventivo sempre

La legge 58/2019 del 28 giugno 2019, che ha convertito il decreto-legge 34/2019, ha aggiunto l'art. 4-octies, che inserisce nel d.lgs. 218/1997 l'art. 5-ter, che obbliga l'ufficio a invitare il contribuente al contraddittorio prima di emettere l'avviso di accertamento. Il mancato invito rende invalido l'avviso se il contribuente dimostra le ragioni che avrebbe potuto far valere. La regola vale però solo per gli avvisi emessi dal 1° luglio 2020, quindi dopo la fine del governo Conte I, ed esclude i casi in cui è stata data copia del verbale di chiusura della verifica, gli accertamenti parziali e i casi di particolare urgenza o di pericolo per la riscossione. Non è quindi un contraddittorio preventivo «sempre». Nel governo Draghi non risultano ulteriori interventi.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutagiustizia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Autorizzazione alle verifiche fiscali amministrative concesse dal magistrato giudicante e non dal magistrato inquirente.

Non risultano atti dei governi Conte I e Draghi che affidino a un giudice l'autorizzazione delle verifiche fiscali. Nel testo in vigore al 22 ottobre 2022 l'art. 52 del DPR 633/1972 prevede che l'accesso sia autorizzato dal capo dell'ufficio; per i locali adibiti anche ad abitazione serve anche l'autorizzazione del procuratore della Repubblica, che è necessaria pure per l'accesso in altri locali, in caso di gravi indizi di violazioni. Il procuratore è un magistrato inquirente: il sistema non è stato modificato nel senso promesso.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutafisco

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Eliminazione di eventuali incentivi (bonus) legati ai valori accertati.

Non risultano atti dei governi Conte I e Draghi che eliminino gli incentivi al personale dell'Agenzia delle entrate legati ai risultati dei controlli. Il d.lgs. 157/2015 (art. 1, comma 7) lega la quota incentivante delle agenzie fiscali al maggior gettito incassato grazie agli obiettivi fissati nelle convenzioni con il Ministero dell'economia, e la norma non è stata modificata su questo punto. Per il 2019 l'accordo sul fondo del personale dell'Agenzia, che richiama la convenzione 2019-2021, ripartisce il 75% del premio di produttività individuale in base all'obiettivo monetario, cioè le somme riscosse con l'azione di contrasto all'evasione e i rimborsi negati dopo i controlli. Gli incentivi sono legati alle somme riscosse più che agli importi accertati, ma restano collegati ai risultati monetari dei controlli.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutagiustizia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Sanzione all’Agenzia delle Entrate in caso di successivo annullamento in contenzioso di accertamento palesemente infondato, applicata dal giudice.

Non risultano atti dei governi Conte I e Draghi che prevedano una sanzione a carico dell'Agenzia delle entrate, applicata dal giudice, quando un accertamento palesemente infondato è annullato in contenzioso. La condanna per lite temeraria del codice di procedura civile (art. 96) si applicava al processo tributario già prima del 2018. La legge 130/2022 del governo Draghi ha riformato la giustizia tributaria e ha previsto che, dopo un reclamo respinto, la parte che perde la causa sia condannata alle spese, con possibili conseguenze per il funzionario che ha respinto il reclamo senza motivo. Si tratta però del rimborso delle spese di giudizio, non di una sanzione per gli accertamenti infondati.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

in partefisco

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Modifica dello split payment rendendo neutra l’applicazione dell’IVA su tutta la filiera di produzione.

Il decreto-legge 87/2018 (art. 12, in vigore dal 14 luglio 2018, convertito dalla legge 96/2018) ha escluso dallo split payment le prestazioni di servizi dei professionisti i cui compensi sono soggetti a ritenuta d'acconto o alla fonte. È una modifica del meccanismo, ma limitata a quella categoria: per le imprese che forniscono le pubbliche amministrazioni e le altre società interessate l'IVA ha continuato a essere versata direttamente dal committente. Fino al 22 ottobre 2022 l'art. 17-ter del DPR 633/1972 non ha avuto altre modifiche, quindi l'IVA non è stata resa neutra su tutta la filiera.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutawelfare

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Reintroduzione delle PENSIONI di ANZIANITA’ (accesso alla pensione con più di 40 anni di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica)

La riforma Fornero aveva sostituito la pensione di anzianità con 40 anni di contributi con la pensione anticipata, sempre senza limiti di età ma con requisiti più alti. Il governo Conte I non ha riportato il requisito a 40 anni, né l'ha fissato a 41 come proponeva la Lega con «quota 41»: il decreto-legge 4/2019 (art. 15) ha mantenuto la pensione anticipata a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, bloccando l'adeguamento alla speranza di vita (nel testo originario fino al 31 dicembre 2026) e aggiungendo una finestra di tre mesi. Il governo Draghi ha introdotto per il 2022 «quota 102» (64 anni di età e 38 di contributi, legge 234/2021), non una soglia di 40 o 41 anni. L'uscita con 41 anni restava limitata ai lavoratori precoci già previsti dalla legge 232/2016.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

mantenutawelfare

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

QUOTA 100 senza penalizzazioni (accesso alla pensione al raggiungimento di quota 100 quale somma di età anagrafica + età contributiva)

Il decreto-legge 4/2019 (GU n. 23 del 28 gennaio 2019, convertito dalla legge 26/2019) ha introdotto «quota 100»: pensione anticipata con almeno 62 anni di età e 38 di contributi (art. 14), senza penalizzazioni sull'assegno. Non vale quindi qualsiasi combinazione che dia 100, ma la soglia minima di 62 più 38. La misura era sperimentale per il triennio 2019-2021, con finestre di decorrenza e divieto di cumulo con redditi da lavoro; chi ha maturato i requisiti entro il 2021 conserva il diritto anche dopo. Ha riguardato anche i lavoratori della gestione separata e, con il cumulo, chi ha contributi in più gestioni. Per il 2022 il governo Draghi l'ha sostituita con «quota 102» (64 anni e 38 di contributi).

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutawelfare

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

PENSIONI di VECCHIAIA ante Fornero

Il requisito per la pensione di vecchiaia è rimasto quello della riforma Fornero: dal 1° gennaio 2019 era di 67 anni, per effetto degli adeguamenti alla speranza di vita già disposti. I governi Conte I e Draghi non hanno ripristinato i requisiti precedenti la riforma. Gli adeguamenti del 2021 e del 2023 non sono scattati perché i decreti direttoriali del 5 novembre 2019 e del 27 ottobre 2021 hanno applicato i dati sulla speranza di vita, che non comportavano aumenti. Non sono interventi che riportano alle regole precedenti la riforma Fornero.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Cristallizzare l’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita

Il decreto-legge 4/2019 (art. 15, comma 2, e art. 17) ha sospeso l'adeguamento alla speranza di vita dei requisiti contributivi per la pensione anticipata (42 anni e 10 mesi, 41 anni e 10 mesi per le donne) e per i lavoratori precoci, nel testo originario fino al 31 dicembre 2026. Non ha però congelato il requisito anagrafico della pensione di vecchiaia (67 anni dal 2019). Gli adeguamenti del 2021 e del 2023 non sono scattati per decreti direttoriali basati sui dati della speranza di vita, non per una norma di blocco. Il blocco generale del meccanismo non è stato disposto.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Equiparazione delle aliquote di versamento per i parasubordinati a quelle di artigiani, commercianti e agricoli che devono essere bloccate al 23%

Non risultano atti dei governi Conte I e Draghi che abbiano equiparato le aliquote contributive dei parasubordinati a quelle di artigiani, commercianti e agricoli bloccandole al 23%. Per i collaboratori iscritti in via esclusiva alla Gestione separata l'INPS indica un'aliquota pensionistica del 33% sia per il 2019 sia per il 2022, che con le aliquote aggiuntive arriva al 33,72% o, per chi versa il contributo DIS-COLL, al 34,23% nel 2019 e al 35,03% nel 2022. Per artigiani e commercianti l'aliquota del 2022 è del 24% (24,48% per i commercianti). Le aliquote dei collaboratori sono quindi rimaste più alte e non sono state bloccate al 23%.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutawelfare

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Riduzione del parametro di 2,8 volte l’assegno sociale a 1,8 volte

La soglia di 2,8 volte l'assegno sociale riguarda l'accesso alla pensione anticipata di chi è nel sistema contributivo (decreto-legge 201/2011, art. 24, comma 11). Non risultano atti dei governi Conte I e Draghi che la abbiano portata a 1,8 volte. Il decreto-legge 4/2019 (GU n. 23 del 28 gennaio 2019), che ha introdotto «quota 100», non la modifica. Il testo dell'art. 24, in vigore dal 30 marzo 2019 al 31 dicembre 2023, indica ancora 2,8 volte.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutawelfare

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Draghi · 7 febbraio 2018

Per le donne madri riduzione della età di pensionamento o dell’anzianità contributiva di 9 mesi per ogni figlio con un massimo di 3.

Non risultano atti dei governi Conte I e Draghi che riducano di 9 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di tre, l'età di pensionamento o l'anzianità contributiva delle madri. Il decreto-legge 4/2019 (GU n. 23 del 28 gennaio 2019) ha introdotto «quota 100» con gli stessi requisiti per tutti e ha prorogato l'opzione donna senza sconti legati ai figli. Lo stesso decreto (art. 18) e la legge di bilancio 2022 (legge 234/2021, art. 1, comma 91) hanno prorogato l'APE sociale, l'indennità che accompagna alla pensione alcune categorie di lavoratori: per le donne vale la riduzione dei contributi richiesti di 12 mesi per figlio, fino a un massimo di due anni, introdotta dalla legge di bilancio 2018 (legge 205/2017), prima del governo Conte I. È una misura già esistente, limitata all'APE sociale e diversa da quella promessa. La legge 234/2021 (art. 1, comma 87) ha poi sostituito «quota 100» con «quota 102», sempre senza riduzioni per figlio.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026