Salta al contenuto
Tutte le promesse elettorali

Il programma · M5S

Movimento 5 Stelle, 2018

Principali partiti: Movimento 5 Stelle

Governi valutati: Governo Conte I, Governo Conte II, Governo Draghi

Il programma era pubblicato in 24 file, uno per capitolo; l'impronta digitale si riferisce all'elenco delle impronte dei singoli file.

  • 65 mantenute
  • 153 in parte
  • 445 non mantenute
  • 0 in corso
  • 9 non valutabili
Leggi le 810 promesse troppo generiche per essere verificate

105 promesse ripetono altre già in elenco: le contiamo una volta sola.

Le schede

Promessa per promessa

672 schede

non mantenutainfrastrutture

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

la proposta è quella di disciplinare l’intermobilità e quindi gli aspetti relativi alla connessione della rete con i mezzi di trasporto

Non risultano atti del governo che disciplinino la connessione della rete con ferrovie, linee di navigazione interna, impianti a fune e autolinee. Il Piano generale della mobilità ciclistica 2022-2024 (decreto del 23 agosto 2022, Gazzetta Ufficiale n. 239 del 12 ottobre 2022) tratta l'intermodalità solo con indirizzi non vincolanti: integrazione bici-treno e bici-bus, nodi di interscambio e, tra gli obiettivi, i collegamenti con treno, nave e aereo. Non introduce regole per i gestori dei servizi di trasporto. La legge 2/2018, approvata prima dell'inizio della legislatura, prevedeva già che la rete ciclabile nazionale fosse integrata e interconnessa con le reti delle altre modalità di trasporto.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

in parteambiente

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

il M5S dice stop a nuove autorizzazioni per trivellazioni in terra e in mare

L'art. 11-ter del decreto-legge 135/2018 (legge 12/2019, governo Conte I) ha sospeso i procedimenti per nuovi permessi di prospezione e ricerca di idrocarburi, ha vietato nuove istanze di concessione di coltivazione e ha sospeso i permessi di ricerca già rilasciati, fino all'approvazione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PiTESAI). Sono rimaste salve le concessioni in essere e le istanze di concessione già pendenti. Il termine per il piano è stato prorogato più volte. Il PiTESAI è stato approvato con decreto del 28 dicembre 2021 (avviso nella Gazzetta Ufficiale n. 35 dell'11 febbraio 2022, governo Draghi) e individua le aree dove prospezione, ricerca e coltivazione restano possibili; con l'art. 16 del decreto-legge 17/2022 lo stesso governo ha poi promosso l'aumento della produzione di gas dalle concessioni in quelle aree. Lo stop è stato quindi temporaneo e non è diventato un divieto definitivo, in linea con la scheda corrispondente di «Il conto» sul governo Conte II.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutaambiente

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

È necessario ripristinare il divieto, nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale

Il divieto di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi entro dodici miglia dalla costa esisteva già prima della legislatura (art. 6, comma 17, del decreto legislativo 152/2006): dal 1° gennaio 2016, con la legge di stabilità 2016, la norma fa salvi i titoli già rilasciati per la durata di vita utile del giacimento. Non risultano atti dei governi Conte I, Conte II e Draghi che abbiano modificato questa norma o esteso il divieto alle attività già autorizzate: il testo del comma è rimasto identico per tutto il periodo valutato. La sospensione dei permessi di prospezione e ricerca disposta dall'art. 11-ter del decreto-legge 135/2018 è stata temporanea, fino all'approvazione del piano delle aree idonee, e riguardava l'intero territorio, non il solo mare entro le dodici miglia.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

in parteambiente

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Vogliamo rafforzare gli obblighi relativi alla dismissione e alla messa in sicurezza delle piattaforme attraverso la predisposizione di un apposito documento

Il decreto del Ministero dello sviluppo economico del 15 febbraio 2019 (Gazzetta Ufficiale n. 57 dell'8 marzo 2019, governo Conte I), adottato in attuazione del decreto legislativo 104/2017, ha approvato le linee guida nazionali per la dismissione mineraria delle piattaforme per idrocarburi in mare. Vieta l'abbandono delle piattaforme (salvo riuso o rimozione parziale autorizzati, con garanzie), disciplina la procedura di rimozione e prevede la messa in sicurezza dei siti. Il ripristino ambientale è però richiesto solo «laddove necessario» in base ai monitoraggi e non sono fissati livelli di bonifica da raggiungere, come chiedeva la promessa.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

in parteambiente

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Estenderemo il divieto per le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare

Il programma chiedeva di estendere il divieto di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi in mare, già in vigore entro le 12 miglia dalla costa e dalle aree marine e costiere protette, anche agli scogli affioranti e alle aree protette in fase di attuazione o costituzione. Nel periodo valutato il divieto di legge non è stato modificato. Il governo Conte I ha introdotto una moratoria temporanea (art. 11-ter del decreto-legge 135/2018, convertito dalla legge 12/2019): sospesi i permessi di prospezione e ricerca in essere e i procedimenti per nuovi permessi, vietate le nuove istanze di concessione di coltivazione fino all'adozione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PiTESAI). Il piano è stato approvato dal governo Draghi con decreto del Ministro della transizione ecologica del 28 dicembre 2021 (comunicato nella Gazzetta Ufficiale n. 35 dell'11 febbraio 2022): nelle aree non compatibili le istanze sono respinte e i permessi revocati. Tra i vincoli il piano applica il divieto anche ai siti Natura 2000 «da istituire» e prevede di chiudere a nuove attività, con successivi decreti, 540.414 km² dei 568.976 km² di mare sotto giurisdizione italiana. Gli scogli affioranti non sono menzionati e le concessioni di coltivazione già vigenti restano valide fino alla scadenza. Come nella scheda corrispondente di «Il conto» sul governo Conte II, l'esito è parziale.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

in parteambiente

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Si prevede la sospensione delle attività estrattive e di prospezione in zone a rischio sismico, vulcanico, tettonico

Il programma prevedeva la sospensione delle attività estrattive e di prospezione nelle zone a rischio sismico, vulcanico e tettonico individuate da INGV, ISPRA e CNR. Il decreto-legge 135/2018 (convertito dalla legge 12/2019, governo Conte I) ha sospeso fino all'adozione del PiTESAI tutti i permessi di prospezione e ricerca in essere, a terra e in mare, senza distinguere per rischio. Il PiTESAI, approvato con decreto del 28 dicembre 2021 (governo Draghi), esclude le zone vulcaniche attive e quiescenti ed esclude ogni operazione di perforazione in corrispondenza di faglie attive con evidenza superficiale nei titoli concessori. Le aree di pericolosità sismica sono invece solo un vincolo di attenzione, da valutare caso per caso con monitoraggi, e non un'esclusione. La produzione già concessa continua.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

in parteambiente

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Sarà previsto il blocco delle attività in corso e del rilascio di future autorizzazioni in zone di particolare ripopolamento ittico

Il programma chiedeva di bloccare attività in corso e nuove autorizzazioni nelle zone di ripopolamento ittico. La moratoria del decreto-legge 135/2018 (legge 12/2019, governo Conte I) ha sospeso i permessi di prospezione e ricerca esistenti e bloccato nuovi permessi fino all'adozione del PiTESAI, senza criterio specifico per la pesca. Il PiTESAI, approvato con decreto n. 548 del 28 dicembre 2021 (governo Draghi), include tra i vincoli aggiuntivi di esclusione le zone di tutela biologica, istituite per salvaguardare e ripopolare le risorse marine. Le concessioni di coltivazione già vigenti nelle aree non idonee restano valide fino alla scadenza: l'attività in corso non è stata bloccata.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

in parteambiente

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Abbiamo intenzione di promuovere con la massima tempestività la ratifica degli accordi e delle convenzioni internazionali, a cui l'Italia aderisce

Il programma prometteva di promuovere con la massima tempestività la ratifica degli accordi e delle convenzioni internazionali a cui l'Italia aderisce per prevenire gli impatti delle attività su idrocarburi lungo le coste, del trasporto marittimo di idrocarburi e sostanze pericolose e dell'inquinamento marino. Il governo Conte I ha presentato nell'agosto 2018 il disegno di legge di ratifica dell'Accordo RAMOGE tra Italia, Francia e Principato di Monaco sulla protezione dell'ambiente marino e costiero, nella versione emendata nel 2003, divenuto legge 16 gennaio 2019, n. 8. Non è stato invece ratificato il trattato più direttamente legato alle trivellazioni in mare, il Protocollo della Convenzione di Barcellona sull'inquinamento derivante dall'esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, firmato dall'Italia nel 1994: secondo un documento del centro regionale REMPEC dell'aprile 2023 l'Italia non ne è parte, e tra i disegni di legge del governo della XVIII legislatura non risulta una sua ratifica. La promessa è stata quindi attuata solo in parte.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

in partefisco

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

assoggettando le piattaforme petrolifere all’imposta municipale propria (IMU)

Il programma proponeva di assoggettare le piattaforme petrolifere all'IMU, ripristinando la potestà dei comuni. L'articolo 38 del decreto-legge 124/2019 (governo Conte II, convertito dalla legge 157/2019) ha istituito dal 2020 l'imposta immobiliare sulle piattaforme marine, che sostituisce ogni altra imposizione immobiliare locale e segue, per quanto compatibili, le regole dell'IMU. Riguarda le piattaforme con struttura emersa destinate alla coltivazione di idrocarburi nel mare territoriale, con aliquota del 10,6 per mille. Il gettito però è per 7,6 punti allo Stato e per 3 punti ai comuni, che non possono modificare l'aliquota; i comuni beneficiari sono stati individuati con decreto del 28 aprile 2022 (governo Draghi). Le piattaforme sono quindi tassate con un tributo apposito, non con l'IMU, e la parte ai comuni è minoritaria.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutafisco

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Dovrà essere creato un apposito Fondo, nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, dove confluirà il gettito dall’applicazione dell’aliquota IMU sulle piattaforme petrolifere

Il programma prevedeva un fondo nel bilancio del Ministero dello sviluppo economico, alimentato dal gettito dell'IMU sulle piattaforme petrolifere e ripartito tra i comuni confinanti. L'articolo 38 del decreto-legge 124/2019 (governo Conte II), che tassa le piattaforme dal 2020, non istituisce alcun fondo: il gettito si divide tra lo Stato (7,6 per mille) e i comuni individuati con decreto interministeriale (3 per mille), e per il 2020 le somme sono riassegnate a un capitolo del Ministero dell'interno. Non risultano atti del governo che abbiano creato il fondo promesso.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutaambiente

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Valutazione di impatto sanitario eseguita da un ente terzo per tutti i progetti da sottoporre a VIA.

Il programma chiedeva una valutazione di impatto sanitario affidata a un ente terzo per tutti i progetti soggetti a VIA. La valutazione di impatto sanitario (VIS) era già stata introdotta dal decreto legislativo 104/2017, prima del periodo valutato: l'articolo 23, comma 2, del d.lgs. 152/2006 la richiede solo per alcune categorie di grandi impianti, come le raffinerie e le centrali termiche sopra i 300 MW, e la affida al proponente. Nel mandato valutato il solo atto è il decreto del Ministro della salute del 27 marzo 2019 (Gazzetta Ufficiale n. 126 del 31 maggio 2019), che adotta le linee guida per redigerla. La norma è rimasta invariata nella sostanza fino a ottobre 2022: non risultano atti del governo che affidino la VIS a un ente terzo o la estendano a tutti i progetti sottoposti a VIA.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

in parteambiente

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

un progressivo ma rapido processo di internalizzazione, delle competenze oggi affidate a SOGESID SpA

Il programma proponeva un processo progressivo e rapido di internalizzazione delle competenze affidate a Sogesid. La legge di bilancio 2019 (legge 145/2018, art. 1, comma 317, governo Conte I) ha autorizzato il Ministero dell'ambiente ad assumere 420 persone e ha previsto la progressiva riduzione delle convenzioni per l'assistenza tecnica in materia ambientale, di fatto quelle con Sogesid: fino al 10 per cento nel 2020 e del 100 per cento nel 2024, rispetto a quelle vigenti nel 2018. Il calendario è stato poi rinviato di un anno per due volte dal governo Conte II (decreti-legge 162/2019 e 183/2020) e di altri quattro anni dal governo Draghi (decreto-legge 80/2021, art. 17-quinquies), che ha fissato l'avvio al 2026 e la conclusione al 2030. Lo stesso articolo ha autorizzato 218 nuove assunzioni al Ministero, con metà dei posti riservata a chi aveva lavorato per società pubbliche a supporto del Ministero, e la riduzione delle convenzioni con Sogesid per il personale assunto. Le norme sono state adottate, ma la riduzione è stata rinviata oltre il periodo valutato e Sogesid ha continuato a operare.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutaambiente

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

si procederà alla liquidazione di SOGESID SpA e al conseguente trasferimento di tutte le sue funzioni in capo al Ministero dell’Ambiente.

Il programma prevedeva la liquidazione di Sogesid e il trasferimento delle sue funzioni al Ministero dell'ambiente, al termine dell'internalizzazione. Nel periodo valutato la società non è stata messa in liquidazione: la relazione della Corte dei conti sull'esercizio 2021 la descrive come società in house del Ministero, con convenzioni quadro rinnovate e con una riduzione dell'assistenza tecnica fissata dal decreto-legge 80/2021 dal 2026 al 2030. Non risultano atti del governo che dispongano la liquidazione.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutagiustizia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

E' necessario provvedere alla raccolta e al coordinamento di tutte le disposizioni sanzionatorie ai fini di una riorganizzazione sistematica

Il programma chiedeva di raccogliere e coordinare le disposizioni sanzionatorie ambientali in modo sistematico. Il ministro dell'ambiente del governo Conte II ha preparato nel 2020 il disegno di legge «Terra mia» sui reati ambientali, ma il testo è stato rinviato più volte e non è stato approvato dal Consiglio dei ministri: l'esame previsto il 22 ottobre 2020 è saltato per il dissenso di una parte della maggioranza. Negli elenchi dei disegni di legge presentati dal governo nella XVIII legislatura non ne risulta alcuno in materia di sanzioni ambientali. Non risultano atti del governo che abbiano riordinato la normativa sanzionatoria ambientale.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutagiustizia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Si intende prevedere il sequestro preventivo di beni, commisurato al danno ambientale e ai costi di ripristino e non più all'illecito profitto

Il programma prevedeva un sequestro preventivo di beni commisurato al danno ambientale e ai costi di ripristino, invece che al profitto illecito. Il disegno di legge «Terra mia» preparato nel 2020 dal ministro dell'ambiente del governo Conte II, che interveniva su sequestro, confisca e misure di prevenzione in materia ambientale, non è stato approvato dal Consiglio dei ministri. Negli elenchi dei disegni di legge presentati dal governo nella XVIII legislatura non ne risulta alcuno su questo tema. Non risultano atti del governo che abbiano modificato in questo senso il sequestro.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutagiustizia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

introdurre la V.D.S. (valutazione del danno sanitario per tutte le attività antropiche impattanti) nonchè il reato di frode in materia ambientale.

Il programma prevedeva la valutazione del danno sanitario per tutte le attività impattanti e il reato di frode in materia ambientale. La valutazione del danno sanitario esisteva già, dal decreto-legge 207/2012, per gli stabilimenti di interesse strategico nazionale come l'ex Ilva, e la valutazione di impatto sanitario nella procedura di VIA dal decreto legislativo 104/2017: nel periodo valutato nessuna delle due è stata estesa a tutte le attività impattanti. Il disegno di legge «Terra mia» del 2020 sui reati ambientali non è stato approvato dal Consiglio dei ministri e negli elenchi dei disegni di legge presentati dal governo nella XVIII legislatura non ne risulta alcuno su questi temi. Non risultano atti del governo che abbiano introdotto la valutazione del danno sanitario per tutte le attività impattanti o il reato di frode ambientale.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutaeconomia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

La nostra proposta riforma il metodo di nomina del Governatore e di tutto il direttorio, escludendo i soci privati da qualsiasi scelta

Non risultano atti del governo che abbiano cambiato il metodo di nomina del Governatore e del direttorio della Banca d'Italia. Nel 2019 i capigruppo di Lega e M5S al Senato hanno presentato un disegno di legge di iniziativa parlamentare (Senato n. 1332: Governatore, Direttore generale e un vice direttore nominati su proposta del Presidente del Consiglio, due vice direttori eletti dalle Camere), che è stato assegnato alla commissione Finanze il 24 giugno 2019 senza che l'esame iniziasse. La procedura in vigore è rimasta quella della legge 262/2005 e dello Statuto: il Governatore è nominato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio, previa delibera del Consiglio dei ministri e parere del Consiglio superiore; gli altri membri del direttorio sono nominati dal Consiglio superiore su proposta del Governatore.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutaeconomia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Il metodo scelto prevede soglie alte [...] un solo mandato innalzato a 7 anni e uno stipendio finalmente equiparato a quelli previsti per la pubblica amministrazione

Non risultano atti del governo che abbiano portato a sette anni il mandato del Governatore della Banca d'Italia e reso unico il mandato. Per tutto il periodo è rimasta in vigore la legge 262/2005 (articolo 19, comma 7): sei anni, con un solo rinnovo. Il disegno di legge di Lega e M5S del 2019 sugli organi della Banca (Senato n. 1332) è rimasto assegnato alla commissione senza che l'esame iniziasse. Non risultano nemmeno atti del governo sulla retribuzione, di cui la promessa chiedeva l'equiparazione a quelle della pubblica amministrazione.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutaeconomia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

un periodo di “congelamento” di 6 anni [...] tali esponenti non possono accettare incarichi diretti o indiretti presso gli istituti vigilati

Non risultano atti del governo che abbiano portato a sei anni il divieto di incarichi presso gli enti vigilati per gli ex vertici delle autorità di vigilanza. Per tutto il periodo è rimasto in vigore l'articolo 29-bis della legge 262/2005: due anni per i vertici e i dirigenti della Consob e, per quelli della Banca d'Italia e dell'Ivass, un periodo non superiore a due anni da fissare con decreto del Presidente del Consiglio. Un disegno di legge di iniziativa M5S (Senato n. 800, presentato il 19 settembre 2018) proponeva di portare il termine a cinque anni; è stato assegnato alla commissione Affari costituzionali il 6 novembre 2018 e l'esame non è mai iniziato.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutaeconomia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Prevediamo che almeno il 30% degli emolumenti dei vertici bancari, e il 3% dell’utile [...] di ogni banca, venga versato in questo fondo

Non risultano atti del governo che abbiano istituito un fondo alimentato con almeno il 30% degli emolumenti dei vertici bancari e il 3% dell'utile delle banche. La legge di bilancio 2019 (legge 145/2018, art. 1, commi 493-507) ha istituito un Fondo indennizzo risparmiatori, ma con una dotazione nel bilancio dello Stato di 525 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021, non con contributi dei vertici e degli utili delle banche. Il fondo riguarda solo i risparmiatori di banche poste in liquidazione coatta dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018. Per questo non è l'attuazione della misura proposta.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutaeconomia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Un’altra nostra proposta prevede che il questionario venga obbligatoriamente redatto presso la Consob e non più dalle stesse società interessate alla vendita.

Non risultano atti del governo che abbiano affidato alla Consob la redazione del questionario di profilatura dei clienti al posto degli intermediari. Il Regolamento intermediari della Consob, adottato nel febbraio 2018 e aggiornato fino al luglio 2022, continua a stabilire che sono gli intermediari a raccogliere dal cliente le informazioni sulla sua conoscenza ed esperienza, sulla situazione finanziaria e sugli obiettivi di investimento, secondo le regole europee (regolamento UE 2017/565). Non risultano disegni di legge del governo sul tema nella legislatura.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

in parteeconomia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

risarcire interamente delle loro perdite gli obbligazionisti subordinati retail [...] Il costo è di circa 400 milioni di euro

La legge di bilancio 2019 (legge 145/2018, art. 1, commi 493-507, in Gazzetta Ufficiale il 31 dicembre 2018) ha istituito un Fondo indennizzo risparmiatori con 525 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019-2021. Agli obbligazionisti subordinati spetta un indennizzo del 95% del costo di acquisto, entro 100.000 euro per risparmiatore e al netto di altri rimborsi ottenuti; agli azionisti il 30%. Il fondo copre i clienti di banche poste in liquidazione coatta dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018. Il decreto-legge 34/2019 (30 aprile 2019) ha previsto un indennizzo forfettario, con verifica dei soli requisiti, per chi ha un patrimonio mobiliare sotto 100.000 euro o un reddito sotto 35.000 euro; gli altri passano dall'esame di una commissione tecnica. L'indennizzo è quindi ampio ma non è il risarcimento integrale promesso.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutaeconomia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Riportando le quote in mano al Mef e, quindi, eliminando le pretese da parte dei soci privati, indirizzeremo queste somme all’interno del fondo garanzia PMI

Non risultano atti del governo che abbiano riportato le quote della Banca d'Italia al Ministero dell'economia o destinato i relativi utili al fondo di garanzia per le PMI. Una proposta di legge parlamentare per attribuire a soggetti pubblici la proprietà della Banca d'Italia (Camera n. 313, prima firmataria Giorgia Meloni) ha concluso l'esame in commissione Finanze il 9 luglio 2019 ed è arrivata in Aula il 23 luglio 2019, ma non è mai stata votata. Le quote possono ancora appartenere solo a banche, assicurazioni, fondazioni bancarie, enti previdenziali e fondi pensione. La legge 5/2014 aveva fissato al 3% il limite di possesso per partecipante; la legge di bilancio 2022 (legge 234/2021) lo ha portato al 5% dal 1° gennaio 2022, cioè nella direzione opposta alla promessa. Lo Stato continua a ricevere solo la parte residua dell'utile.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutaeconomia

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Abbiamo intenzione di creare una commissione speciale permanente. [...] eleggerà 12 dei 13 membri del Consiglio superiore di Banca d’Italia

Non risultano atti che abbiano creato una commissione parlamentare permanente di vigilanza con il potere di eleggere 12 dei 13 membri del Consiglio superiore della Banca d'Italia. La legge 26 marzo 2019, n. 28 (Gazzetta Ufficiale n. 77 del 1° aprile 2019) ha istituito una commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, ma per la sola durata della XVIII legislatura e con compiti di inchiesta e di analisi. La legge non le attribuisce la nomina dei membri del Consiglio superiore. La nomina dei vertici della Banca d'Italia segue ancora le regole dello Statuto.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026