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Tutte le promesse elettorali

Il programma · centrosinistra

L'Unione, 2006

Principali partiti: Democratici di Sinistra, La Margherita, Rifondazione Comunista, Rosa nel Pugno, Comunisti Italiani, Italia dei Valori, Federazione dei Verdi, Popolari UDEUR

Governi valutati: Governo Prodi II

Il file porta la data del 10 febbraio 2006, giorno della presentazione.

  • 64 mantenute
  • 114 in parte
  • 287 non mantenute
  • 0 in corso
  • 13 non valutabili
Leggi le 822 promesse troppo generiche per essere verificate

106 promesse ripetono altre già in elenco: le contiamo una volta sola.

Le schede

Promessa per promessa

287 schede

non mantenutasicurezza

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

trasferendo la competenza per le pratiche di rinnovo dei permessi agli enti locali

Non risultano atti del governo Prodi che abbiano trasferito agli enti locali la competenza sul rinnovo dei permessi di soggiorno. Il disegno di legge delega sull'immigrazione presentato dal governo alla Camera il 30 luglio 2007 (A.C. 2976) prevedeva sportelli presso i comuni per le richieste e, dopo una fase transitoria, il passaggio ai comuni della competenza sui rinnovi (art. 1, comma 1, lettera d). Il testo è stato esaminato dalla commissione Affari costituzionali fino al novembre 2007 ma non è stato approvato prima dello scioglimento delle Camere. Il testo unico sull'immigrazione (art. 5) ha continuato ad affidare al questore il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno.

Verificata da Redazione NFN il 21 ottobre 2026

non mantenutaistituzioni

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

dobbiamo introdurre il diritto di voto alle elezioni amministrative dopo un congruo numero di anni di residenza

Il governo ha inserito il voto amministrativo agli stranieri nel disegno di legge delega sull'immigrazione (A.C. 2976), presentato alla Camera il 30 luglio 2007. L'articolo unico prevedeva elettorato attivo e passivo alle elezioni amministrative per i titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, previa ratifica del capitolo C della Convenzione di Strasburgo del 1992. Il disegno di legge è stato assegnato alla commissione Affari costituzionali il 10 settembre 2007, che ne ha avviato l'esame fino al 6 novembre 2007 senza concluderlo prima dello scioglimento delle Camere. Nessuna norma sul voto agli stranieri è stata approvata.

Verificata da Redazione NFN il 21 ottobre 2026

non mantenutaistituzioni

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

riformare la legge sulla cittadinanza, legandola per i nuovi nati allo «ius soli», riducendo il tempo necessario per l’acquisizione

Il disegno di legge del governo A.C. 1607, presentato alla Camera il 30 agosto 2006, dava la cittadinanza per nascita a chi nasce in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno residente legalmente da almeno cinque anni, o a sua volta nato in Italia, con un requisito di reddito; riduceva inoltre da dieci a cinque anni la residenza legale richiesta per la naturalizzazione. Assegnato alla commissione Affari costituzionali il 19 settembre 2006, ha portato a un testo unificato adottato come testo base il 7 febbraio 2007, ma l'esame in commissione non si è concluso e il testo non è arrivato al voto dell'Assemblea prima dello scioglimento anticipato delle Camere. La legge 91/1992 non è stata modificata nel mandato. L'esito coincide con quello della scheda corrispondente di «Il conto».

Verificata da Redazione NFN il 21 ottobre 2026

non mantenutaistituzioni

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

adozione della disciplina per l'indennizzo del cittadino e dell'impresa in caso di mancato rispetto dei tempi di conclusione del procedimento entro 1 anno

Il governo Prodi II ha presentato alla Camera, il 24 gennaio 2007, il disegno di legge A.C. 2161 sulla modernizzazione delle amministrazioni pubbliche (ministri Nicolais e Padoa-Schioppa). Il testo presentato aggiungeva alla legge 241/1990 un nuovo art. 2-bis: oltre al risarcimento del danno causato dal mancato rispetto del termine, prevedeva che l'amministrazione pagasse per il mero ritardo una somma di denaro in misura fissa, da stabilire con regolamento del governo. La Camera ha approvato il disegno di legge il 24 ottobre 2007; al Senato (A.S. 1859) era ancora all'esame della commissione Affari costituzionali nel gennaio 2008 e non è stato approvato prima della fine della legislatura. Nel mandato del governo (17 maggio 2006 - 8 maggio 2008) l'indennizzo non è quindi entrato in vigore. Una misura di questo tipo è stata introdotta solo nel 2013, dall'art. 28 del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69: 30 euro per ogni giorno di ritardo, fino a 2.000 euro, in via sperimentale.

Verificata da Redazione NFN il 21 ottobre 2026

non mantenutasicurezza

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

Le commissioni che vagliano il diritto d’asilo devono essere indipendenti dall’esecutivo.

Il decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25 (deliberato dal Consiglio dei ministri il 9 novembre 2007, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 febbraio 2008) ha mantenuto l'impianto precedente per le commissioni territoriali che esaminano le domande di asilo. Ogni commissione è nominata con decreto del presidente del Consiglio, su proposta del ministro dell'Interno, ed è composta da un funzionario della carriera prefettizia con funzioni di presidente, da un funzionario della Polizia di Stato, da un rappresentante degli enti territoriali e da uno dell'ACNUR, con il supporto organizzativo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno. Anche la composizione non risulta quindi cambiata rispetto a quella prevista dalla legge 189/2002. Non risultano atti del governo che abbiano reso le commissioni indipendenti dall'esecutivo.

Verificata da Redazione NFN il 21 ottobre 2026

non mantenutaistituzioni

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

Vareremo inoltre una normativa per tutelare la concorrenza nel sistema della comunicazione [...] mediante la previsione di limiti alla concentrazione delle risorse economiche nei singoli mercati

Il ministro delle Comunicazioni Gentiloni presentò alla Camera il 16 ottobre 2006 il disegno di legge sul settore televisivo nella transizione al digitale (A.C. 1825). Il testo fissava un limite antitrust per singolo mercato: ricavi superiori al 45 per cento della pubblicità televisiva sarebbero stati considerati posizione dominante; modificava anche la definizione del sistema integrato delle comunicazioni. Le commissioni della Camera conclusero l'esame il 15 novembre 2007 e presentarono la relazione il 17 gennaio 2008, ma il testo non fu mai votato in Aula e decadde con la fine della legislatura.

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non mantenutaistituzioni

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

Introdurremo strumenti normativi specifici [...] che impediscano l’estensione delle posizioni dominanti in mercati contigui.

Il governo ha presentato alla Camera il 16 ottobre 2006 un disegno di legge sul settore televisivo nella transizione al digitale (A.C. 1825, ministro Gentiloni). Oltre a un limite antitrust del 45 per cento ai ricavi pubblicitari televisivi, il testo sostituiva il limite vigente alla raccolta di risorse per le imprese con più del 40 per cento dei ricavi delle comunicazioni elettroniche con il divieto, per queste imprese, di fondersi o collegarsi con imprese in posizione dominante nel sistema televisivo: una norma sull'estensione delle posizioni dominanti da un mercato all'altro. Le commissioni della Camera conclusero l'esame il 15 novembre 2007 e presentarono la relazione il 17 gennaio 2008, ma il testo non fu mai votato in Aula e decadde con la fine della legislatura. Non risultano altri atti del governo su questo punto.

Verificata da Redazione NFN il 21 ottobre 2026

non mantenutainfrastrutture

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

dovremo escludere che gli operatori dominanti delle telecomunicazioni e del comparto radiotelevisivo possano controllare quotidiani

Il programma prometteva di escludere che gli operatori dominanti delle telecomunicazioni e della televisione potessero controllare quotidiani. Il 16 ottobre 2006 il governo ha presentato alla Camera il disegno di legge sul settore televisivo nella transizione al digitale (A.C. 1825), secondo il quale raccogliere più del 45 per cento dei ricavi pubblicitari dell'intero settore televisivo costituiva una posizione dominante vietata, ma che non interveniva sulla proprietà dei quotidiani. Le commissioni Cultura e Trasporti hanno concluso l'esame il 15 novembre 2007 e presentato la relazione il 17 gennaio 2008, ma l'Assemblea non lo ha votato prima dello scioglimento delle Camere. Restava in vigore solo il divieto, previsto dal testo unico del 2005 (art. 43, comma 12) e valido fino al 31 dicembre 2010, per chi trasmetteva in ambito nazionale con più di una rete televisiva di acquisire partecipazioni in imprese editrici di quotidiani; non riguardava gli operatori di telecomunicazioni e il governo Prodi non lo ha modificato.

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non mantenutainfrastrutture

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

In linea con gli indirizzi comunitari introdurremo il principio di separazione fra i gestori delle infrastrutture di rete e i produttori di contenuti.

Il programma prometteva di introdurre il principio di separazione tra gestori delle reti e produttori di contenuti. Il 16 ottobre 2006 il governo ha presentato alla Camera il disegno di legge sul settore televisivo nella transizione al digitale (A.C. 1825), che indicava tra i principi una «tendenziale e progressiva separazione tra operatori di rete e fornitori di contenuti». Dal 30 novembre 2012 i fornitori nazionali di contenuti che gestiscono anche una rete avrebbero dovuto separare le attività in società distinte (art. 3, comma 7). Le commissioni della Camera hanno concluso l'esame il 15 novembre 2007, ma il testo non è mai stato votato in Aula prima dello scioglimento delle Camere e non è diventato legge.

Verificata da Redazione NFN il 21 ottobre 2026

non mantenutaistituzioni

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

Introdurremo nuovi strumenti – sotto la responsabilità dell’Authority – per rilevare in modo affidabile gli ascolti multipiattaforma.

Il governo ha proposto il nuovo sistema di rilevazione nel disegno di legge sul settore televisivo presentato alla Camera il 16 ottobre 2006 (A.C. 1825): l'art. 4 definiva la rilevazione degli ascolti un servizio di interesse generale, da svolgere tenendo conto delle diverse piattaforme trasmissive, e delegava il governo a regolare le rilevazioni curate dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Le commissioni hanno concluso l'esame il 15 novembre 2007 e la relazione è stata depositata il 17 gennaio 2008, ma la legge non è stata approvata prima della fine della legislatura. Nel frattempo l'Autorità, indipendente dal governo, aveva dato all'Auditel indirizzi con una delibera del maggio 2006 e nel marzo 2007 ha concluso un'indagine che ha portato a modifiche del campione e dello statuto: sono atti dell'Autorità, non del governo.

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non mantenutaeconomia

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

Imporremo standard aperti e non proprietari per decoder, apparati di ricezione e formati di trasmissione

Non risultano atti del governo che impongano standard aperti e non proprietari per decoder, apparati di ricezione e formati di trasmissione. Il disegno di legge del governo sul settore televisivo nella transizione al digitale (A.C. 1825), nel testo licenziato dalle commissioni della Camera il 17 gennaio 2008, chiedeva soltanto al Ministero delle comunicazioni di attivarsi perché la presenza di diversi standard non diventasse una barriera all'accesso ai contenuti, e comunque non è mai stato votato dall'Aula. Sugli apparecchi il governo ha agito con un incentivo: la finanziaria 2007 ha previsto una detrazione del 20 per cento della spesa, fino a 1.000 euro, per l'acquisto nel 2007 di un televisore con sintonizzatore digitale integrato.

Verificata da Redazione NFN il 21 ottobre 2026

non mantenutaistituzioni

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

reintrodurremo la riserva di risorse frequenziali destinate alla comunicazione e informazione locale e comunitaria

Il governo ha presentato alla Camera il 16 ottobre 2006 il disegno di legge sul settore televisivo nella transizione al digitale (A.C. 1825, ministro delle Comunicazioni Gentiloni). L'articolo 3 prevedeva che le frequenze residue tornassero al ministero e fossero riassegnate con quote di riserva a favore dell'emittenza locale, senza una quota per l'emittenza comunitaria. Il disegno di legge è arrivato allo stato di relazione il 17 gennaio 2008, ma non è stato approvato prima della fine della legislatura, e la riserva di frequenze non è diventata legge. Restava in vigore solo la norma, precedente al mandato, del testo unico della radiotelevisione (decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, art. 8) che riserva all'emittenza locale un terzo della capacità trasmissiva.

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non mantenutaistituzioni

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

del ripristino del tetto alla raccolta pubblictaria previsto dalla Legge Maccanico

Il governo Prodi II ha presentato alla Camera il disegno di legge A.C. 1825 sul settore televisivo nella transizione al digitale (ministro Gentiloni, 16 ottobre 2006). L'art. 2 stabiliva che la raccolta di oltre il 45 per cento dei ricavi pubblicitari del settore televisivo costituisse posizione dominante, sanzionata con la riduzione dei tempi di pubblicità. Era una soglia diversa da quella della legge 249/1997, che limitava al 30 per cento la quota di ciascun soggetto sulle risorse complessive del settore televisivo nazionale. Il disegno di legge non è stato comunque approvato: il 17 gennaio 2008 la commissione aveva concluso l'esame e il testo era stato trasmesso all'Assemblea, ma le Camere sono state sciolte il 6 febbraio 2008. Nel mandato del governo il tetto alla raccolta pubblicitaria della legge Maccanico non è stato ripristinato.

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non mantenutaistituzioni

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

revisione dei criteri di attribuzione e certezza delle risorse per il sostegno all’editoria non profit e cooperativa

La legge finanziaria 2007 (legge 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 1245) ha impegnato il governo a elaborare entro sei mesi una proposta di riforma dell'editoria, privilegiando tra l'altro le imprese no profit nelle agevolazioni postali. Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge in via preliminare il 3 agosto 2007 e in via definitiva il 12 ottobre 2007, ma non risulta presentato alle Camere prima della fine della legislatura; la riforma è stata riproposta come proposta di legge nel giugno 2008 (A.C. 1269, XVI legislatura). Nel mandato i contributi diretti sono stati toccati solo da misure di contenimento e controllo: riparto proporzionale delle somme disponibili tra gli aventi diritto (legge 296/2006, comma 1246, e legge 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, comma 294), riduzione del 2 per cento per il 2007 e il 2008 con un tetto pari ai costi sostenuti (decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, art. 10, come convertito) e obbligo di un modello dei costi certificato (legge 244/2007, art. 2, comma 293). Non sono stati introdotti criteri specifici per l'editoria non profit e cooperativa né garanzie sulla certezza delle risorse.

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non mantenutaistituzioni

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

È perciò importante che essa si rinnovi e si ristrutturi, come holding pubblica

Il governo ha avviato la riforma con il disegno di legge del ministro Gentiloni presentato al Senato il 22 maggio 2007 (atto Senato n. 1588). Il testo trasferiva le azioni della Rai dal Ministero dell'economia a una nuova Fondazione e le affidava la riorganizzazione dell'azienda, anche con nuove società. Prevedeva di separare la gestione della rete dalla produzione dei contenuti e il servizio pubblico finanziato dal canone dalle attività commerciali finanziate dalla pubblicità. Il disegno di legge era ancora in esame in commissione quando le Camere sono state sciolte, il 6 febbraio 2008, e non è diventato legge. Nel mandato, quindi, l'assetto della Rai non è cambiato e sono rimaste in vigore le regole del testo unico della radiotelevisione del 2005.

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non mantenutaistituzioni

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

nuovi criteri di nomina dei vertici assicureranno l’autonomia manageriale

La riforma della Rai è stata proposta, ma non è stata adottata. Il disegno di legge del governo (A.S. 1588, ministro delle comunicazioni Gentiloni), presentato al Senato il 22 maggio 2007, affidava la Rai a una Fondazione con un consiglio di 11 membri, in parte scelti tra candidature raccolte con un bando pubblico, e a questo consiglio spettava nominare il consiglio di amministrazione di RAI Spa. Il disegno di legge è rimasto in esame in commissione e non è stato approvato prima della fine anticipata della legislatura. I vertici della Rai hanno continuato a essere nominati con le regole in vigore, tra cui il potere della commissione parlamentare di vigilanza di designare sette consiglieri (legge n. 112 del 2004).

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non mantenutacultura

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

regolamentare l’attività della società ARCUS S.p.a. [...] stabilizzando la destinazione per essa del 5% dei fondi previsti per le infrastrutture

Il regolamento sui criteri e le modalità di utilizzo per la cultura della quota degli stanziamenti per le infrastrutture, cioè dell'attività di ARCUS, è stato adottato con il decreto interministeriale 24 settembre 2008, n. 182, dopo la fine del governo Prodi II. Secondo la relazione al Parlamento della Corte dei conti, la quota era il 3 per cento degli stanziamenti, elevata al 5 per cento solo per il 2005 e il 2006; la norma che la fissa al 3 per cento (articolo 60, comma 4, della legge 289/2002) non è stata modificata durante il mandato. Il regolamento di riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali (d.P.R. 233/2007) si è limitato ad affidare a una direzione generale i diritti dell'azionista sulla società. Non risultano atti del governo che abbiano stabilizzato il 5 per cento o regolamentato l'attività di ARCUS.

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non mantenutacultura

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

ristabilire il bilancio complessivo del Ministero per i beni e le attività culturali al livello previsto per il 2001

Il bilancio del Ministero per i beni e le attività culturali non è stato riportato al livello del 2001. Secondo i dati del ministero, lo stato di previsione della spesa valeva circa 2.241 milioni di euro nel 2001. Il bilancio 2006, approvato prima dell'insediamento del governo, prevedeva circa 1.860 milioni; quelli preparati dal governo per il 2007 e il 2008 circa 1.987 e 2.037 milioni, sotto il livello del 2001 anche senza tenere conto dell'inflazione. Anche la spesa a consuntivo è rimasta più bassa: 2.708 milioni nel 2001, 2.230 milioni nel 2007.

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non mantenutacultura

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

istituire presso il Ministero un Osservatorio della cultura

Non risultano atti del governo che abbiano istituito un «Osservatorio della cultura» presso il Ministero per i beni e le attività culturali. Il regolamento di riorganizzazione del Ministero (d.P.R. 26 novembre 2007, n. 233) prevede soltanto un osservatorio di cui il Segretario generale può avvalersi per coordinare le attività internazionali e conferma l'Osservatorio dello spettacolo, istituito dalla legge 163/1985 e già operante.

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non mantenutacultura

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

Intendiamo lanciare un piano di recupero del patrimonio storico, artistico e paesaggistico

Non risultano atti del governo che abbiano istituito un piano nazionale di recupero del patrimonio storico, artistico e paesaggistico come quello descritto nel programma, che univa grandi vie storiche, abbazie, castelli, borghi e centri storici. La legge finanziaria 2007 (legge 296/2006, art. 1, commi 1138 e 1142) ha stanziato fondi per la tutela, il restauro e la valorizzazione dei beni culturali: 31,5 milioni di euro l'anno nel 2007-2009 per interventi stabiliti con decreto del ministro e 79 milioni nel 2007 (87 milioni l'anno dal 2008) per emergenze e progetti di manutenzione e restauro. Nel 2007 il governo ha avviato anche iniziative su singoli itinerari, come la Via Francigena. Sono stanziamenti e iniziative separati, non un piano di recupero unitario.

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non mantenutacultura

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

l’incremento della capacità operativa delle Soprintendenze anche con forme di autonomia organizzativa, amministrativa e contabile

Il regolamento di riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali (decreto del Presidente della Repubblica 26 novembre 2007, n. 233) non ha dato autonomia organizzativa, amministrativa e contabile alle soprintendenze in generale. Le strutture periferiche del ministero sono articolazioni delle direzioni regionali (art. 17, comma 1), che sono centri di costo (comma 5). L'autonomia speciale resta limitata a un elenco di istituti (art. 15, comma 3), tra cui sei soprintendenze di Napoli, Pompei, Roma, Venezia e Firenze, e riprende una possibilità già prevista dall'art. 8 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368. Non risultano altri atti del mandato che abbiano esteso questa autonomia.

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non mantenutacultura

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

l’estensione delle funzioni di tutela a livello di governi territoriali, ferme restando allo Stato l’attribuzione delle funzioni di alta garanzia generale

Durante il mandato nessuna funzione di tutela è stata estesa a Regioni ed enti locali. Il decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 63 (Gazzetta Ufficiale n. 84 del 9 aprile 2008, in vigore dal 24 aprile 2008) ha riscritto le norme sull'autorizzazione paesaggistica, ma la competenza delle Regioni e la possibilità di delegarla a province, forme associative di enti locali e, a certe condizioni, ai comuni esistevano già nel Codice dei beni culturali e del paesaggio in vigore dal 12 maggio 2006. Il decreto ha anzi reso la delega più selettiva: è ammessa solo verso enti con strutture tecnico-scientifiche adeguate e le deleghe prive dei requisiti sarebbero decadute dopo il 31 dicembre 2008. Per i beni culturali, le modifiche del 2008 all'articolo 5 del Codice non hanno attribuito nuove funzioni di tutela alle Regioni.

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non mantenutacultura

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

la definizione dei profili professionali, dei percorsi formativi e delle forme di accreditamento degli addetti alla conoscenza, alla tutela, alla conservazione

Il Codice dei beni culturali già prevedeva (art. 29, commi 7-9) che regolamenti del ministro definissero i profili di competenza dei restauratori e degli altri operatori delle attività complementari al restauro, i criteri dell'insegnamento del restauro e l'accreditamento dei soggetti formatori. Nel 2007 una commissione ministeriale elaborò una proposta, tradotta in due schemi di regolamento: uno ottenne l'intesa della Conferenza Stato-Regioni il 15 marzo 2007, ma nessuno dei due fu approvato. Il decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 62 (in vigore dal 24 aprile 2008) modificò solo le norme transitorie per ottenere la qualifica di restauratore. Alla fine del mandato i profili professionali, i percorsi formativi e l'accreditamento non erano stati definiti, né per il restauro né per gli altri addetti alla tutela e alla gestione dei beni culturali.

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non mantenutacultura

Programma 2006 · valutata sul governo Prodi II · 10 febbraio 2006

la creazione di un archivio informatico centrale delle mappe delle zone e dei monumenti vincolati

Non risultano atti del governo Prodi che abbiano creato un archivio informatico centrale delle mappe delle zone e dei monumenti vincolati. Il servizio centrale oggi disponibile, «Vincoli in rete», è stato realizzato dall'Istituto superiore per la conservazione e il restauro a partire dal 2012, nell'ambito del Piano eGov 2012, cioè dopo la fine del governo, e collega banche dati già esistenti come la Carta del Rischio, il Sistema informativo beni tutelati, il SITAP e il SIGEC Web.

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