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Tutte le promesse elettorali

Il programma · M5S

Movimento 5 Stelle, 2018

Principali partiti: Movimento 5 Stelle

Governi valutati: Governo Conte I, Governo Conte II, Governo Draghi

Il programma era pubblicato in 24 file, uno per capitolo; l'impronta digitale si riferisce all'elenco delle impronte dei singoli file.

  • 65 mantenute
  • 153 in parte
  • 445 non mantenute
  • 0 in corso
  • 9 non valutabili
Leggi le 810 promesse troppo generiche per essere verificate

105 promesse ripetono altre già in elenco: le contiamo una volta sola.

Le schede

Promessa per promessa

445 schede

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Il punto di partenza nel settore dell'editoria è l’abolizione del finanziamento diretto e indiretto in primo luogo ai giornali

La legge di bilancio 2019 (legge 30 dicembre 2018, n. 145, art. 1, comma 810) ha previsto la riduzione progressiva dei contributi diretti alle imprese editrici fino alla loro abolizione dal 1° gennaio 2022. Prima che i tagli scattassero, quei termini sono stati differiti più volte: di 12 mesi con la legge 160/2019, poi a 24 mesi (decreto-legge 162/2019, legge 8/2020), a 48 (legge 21/2021), a 60 (legge 106/2021) e a 72 mesi (decreto-legge 228/2021, legge 15/2022). Al 22 ottobre 2022 i contributi diretti non erano quindi aboliti. Il comma 806 della stessa legge di bilancio 2019 aveva inoltre introdotto un credito d'imposta per le edicole.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

si propone l'abrogazione e il superamento della legge delega 198/2016 e dei relativi decreti attuativi (cosiddetti decreti Lotti)

La legge delega 26 ottobre 2016, n. 198 e i decreti attuativi sull'editoria (tra cui il decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 sui contributi alle imprese editrici) non sono stati abrogati: al 22 ottobre 2022 risultano in vigore. La legge di bilancio 2019 (legge 145/2018, art. 1, comma 810) è intervenuta in deroga all'art. 8 del decreto 70/2017 per ridurre i contributi, ma quei tagli sono stati poi differiti fino a 72 mesi. Il Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione istituito dalla legge 198/2016 è rimasto in uso: per esempio il decreto-legge 183/2020 (art. 7, comma 4-bis) lo ha impiegato per finanziare nel 2021 un contributo alle radio che svolgono informazione di interesse generale.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

È necessario, inoltre, sopprimere il fondo per le tv locali, finanziato anche con una parte del canone Rai, e riassegnare le risorse

Il fondo per l'emittenza locale non è stato soppresso. La legge di bilancio 2021 (legge 30 dicembre 2020, n. 178, art. 1, comma 616) ha anzi stabilizzato dal 1° gennaio 2021 la destinazione di 110 milioni di euro annui del canone Rai al Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione. Nel Fondo confluiscono anche le risorse del Ministero dello sviluppo economico per i contributi alle emittenti radiofoniche e televisive locali. Non risultano atti dei governi Conte I, Conte II e Draghi che sopprimano il fondo e ne riassegnino le risorse ad altre finalità.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

andranno previsti alcuni benefici per chi svolge esclusivamente o prevalentemente l’attività editoriale senza collegamenti diretti o indiretti con società operanti in settori estranei

Non risultano atti del governo che attribuiscano benefici specifici agli editori «puri», cioè senza legami con società di settori estranei. Le misure sull'editoria del periodo non distinguono in base a questo requisito: ad esempio la legge 178/2020 (art. 1, commi 608-609) ha esteso per il 2021 e il 2022 il credito d'imposta sugli investimenti pubblicitari e quello per le edicole, e nessuna di queste misure prevede il requisito di editore «puro». Nell'elenco dei disegni di legge del governo presentati alla Camera nella XVIII legislatura non compare alcuna proposta in materia.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

introdurre l’obbligo, in capo a tutte le testate registrate – cartacee, online e televisive –, di indicare l'assetto proprietario completo

Non risultano atti del governo che introducano l'obbligo, per tutte le testate registrate, di indicare l'assetto proprietario completo. Il testo unico dei servizi di media audiovisivi (decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208, in vigore dal 25 dicembre 2021) richiama come principio la «massima trasparenza degli assetti societari» (art. 5, comma 1), ma non prevede un nuovo obbligo di pubblicazione dell'assetto proprietario sulle testate, cartacee, online o televisive. Nell'elenco dei disegni di legge del governo alla Camera non c'è alcuna proposta sul tema.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Il Movimento 5 Stelle vuole riformare tale disciplina, nel pieno rispetto dei diritti dei giornalisti

La disciplina dell'Ordine dei giornalisti non è stata riformata. La legge 3 febbraio 1963, n. 69, che istituisce l'Ordine e gli affida albo e disciplina degli iscritti, non ha avuto modifiche dopo il maggio 2017: per tutto il periodo 2018-2022 è rimasta in vigore nel testo precedente. Non risultano disegni di legge del governo per affidare l'accesso alla professione e il rispetto del codice deontologico a un soggetto terzo, come chiedeva il programma.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

così come quello dell’obbligo di rettifica da estendere anche al web e alle televisioni

L'obbligo di rettifica per telegiornali e giornali radio esisteva già (art. 32-quinquies del decreto legislativo 177/2005) e quello per i giornali a stampa risale alla legge 47/1948, art. 8, rimasto invariato dal 1981. Nel periodo non risulta una norma che lo estenda alle testate online: il testo unico dei servizi di media audiovisivi (decreto legislativo 208/2021, art. 35, in vigore dal 25 dicembre 2021) riprende la rettifica per le trasmissioni e la riferisce ai fornitori di servizi di media audiovisivi e radiofonici, senza più la precisazione «lineari» del testo precedente. Non c'è invece alcun obbligo specifico per il web giornalistico.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

non mantenutaistituzioni

Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

la revisione della soglia di concentrazione della stampa, che oggi è del 20% della tiratura nazionale e del 50% della tiratura interregionale

Le soglie di concentrazione della stampa quotidiana non sono state riviste. L'articolo 3 della legge 67/1987, nel testo vigente al 22 ottobre 2022, considera ancora dominante chi supera il 20% della tiratura nazionale dei quotidiani o il 50% di quella di un'area interregionale. Il testo è in vigore dal 2004 senza modifiche successive. Non risultano né studi promossi dal governo né disegni di legge governativi sul tema.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

attraverso la definizione e l’attribuzione al prezzo finale dei costi esterni provocati dall’utilizzo di qualunque forma di energia

Non risultano atti dei governi del periodo che definiscano i costi esterni dell'energia e li attribuiscano ai prezzi finali. L'unico intervento in questa direzione è della legge di bilancio 2020 (legge 27 dicembre 2019, n. 160, art. 1, comma 631): per «proteggere l'ambiente» dalle emissioni di gas serra e polveri sottili ha riscritto le accise sui combustibili usati per produrre energia elettrica, portando quella sul carbone da 2,60 a 11,80 euro per tonnellata e lasciando quasi invariate le altre (per il gas naturale da 0,4493 a 0,45 euro per mille metri cubi). La misura riguarda un solo uso dell'energia e non fissa le aliquote in base a una stima dei costi esterni; riscaldamento, trasporti e gli altri consumi non sono stati toccati.

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

progressiva e completa eliminazione di tutti quegli incentivi ancora erogati al sistema fossile

Gli incentivi alle fonti fossili non sono stati eliminati. Il decreto-legge 27 gennaio 2022, n. 4 (art. 18, Governo Draghi, convertito dalla legge 28 marzo 2022, n. 25) ha soppresso due voci della tabella A del testo unico sulle accise e un'agevolazione del decreto-legge 69/2013, e ha escluso dal Fondo per la crescita sostenibile i progetti di ricerca su petrolio, carbone e gas. Secondo il Ministero della transizione ecologica sono cinque sussidi, per 105,9 milioni di euro l'anno, a fronte di sussidi alle fonti fossili stimati dal Catalogo ministeriale in 13,1 miliardi di euro nel 2020. Il Comitato interministeriale per la transizione ecologica ha stabilito che la graduale rimozione degli altri vada definita entro il 2025. Nel 2022, per contenere i rincari, il governo ha inoltre ridotto temporaneamente le accise su benzina e gasolio (decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21, art. 1).

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Entro la fine del 2020 il sistema energetico nazionale dovrà abbandonare i combustibili solidi, principalmente il carbone

Il programma fissava la fine del 2020 per abbandonare i combustibili solidi, in particolare il carbone. L'obiettivo non è stato raggiunto: secondo Eurostat il consumo interno lordo di combustibili fossili solidi in Italia è stato di 5,1 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio nel 2020, 5,5 nel 2021 e 7,4 nel 2022. Non risulta alcun atto che prevedesse l'uscita entro il 2020: il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC), trasmesso alla Commissione europea all'inizio del 2020, programma la cessazione della produzione elettrica da carbone entro il 2025, con un primo passo al 2023. La legge di bilancio 2020 ha aumentato l'accisa sul carbone usato per produrre energia elettrica, ma non ha fissato una data di chiusura.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

evitati meccanismi di incentivazione volti alla generazione di energia per soli fini commerciali

Il programma chiedeva di legare l'uso di biogas e biometano alle necessità di consumo energetico di chi produce i rifiuti, evitando incentivi alla produzione di energia per soli fini commerciali. Gli incentivi del periodo non prevedono questo legame. Il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199 (art. 11, Governo Draghi, in vigore dal 15 dicembre 2021) incentiva con una tariffa il biometano prodotto o immesso nella rete del gas naturale, allo stesso livello per i trasporti e per gli altri usi, e coordina con il nuovo sistema quello del decreto ministeriale 2 marzo 2018 sul biometano nei trasporti. Non risultano atti del governo che limitino gli incentivi all'autoconsumo del produttore.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Definire dei i parametri ambientali di riferimento e delle soglie di tolleranza e attivazione dei dispositivi necessari per il controllo [...] dei potenziali impatti

Non risultano atti del governo, tra giugno 2018 e ottobre 2022, che definiscano parametri ambientali di riferimento e soglie di tolleranza e di attivazione per il controllo degli impatti degli impianti geotermici. Le «Linee guida per l'utilizzazione della risorsa geotermica a media e alta entalpia» del Ministero dello sviluppo economico sono dell'ottobre 2016, quindi anteriori al mandato, e non risultano aggiornate nel periodo. L'unico decreto sulla geotermia adottato nel periodo, quello del Ministro della transizione ecologica del 30 settembre 2022 (Gazzetta Ufficiale n. 241 del 14 ottobre 2022), riguarda la posa delle sonde geotermiche per il riscaldamento degli edifici e non fissa soglie di questo tipo.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Predisporre un piano di tutela a copertura di eventuali danni territoriali, anche attraverso una polizza fideiussoria

Non risultano atti del governo che introducano un piano di tutela a copertura dei danni territoriali degli impianti geotermici. Il decreto legislativo 22/2010 già prevede, dal 2010, una fideiussione bancaria o assicurativa per il rilascio del permesso di ricerca (art. 3, comma 11) e della concessione di coltivazione (art. 6, comma 2), ma commisurata al valore delle opere di recupero ambientale, non ai danni al territorio. Quella norma non risulta modificata nel periodo valutato.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Predisporre una «zonazione» del territorio su basi geologiche, sismo-tettoniche e idrogeologiche

Non risultano atti del governo che abbiano predisposto una zonazione del territorio per la geotermia nel periodo valutato. Il Ministero dello sviluppo economico aveva già pubblicato una «Zonazione geotermica del territorio italiano», datata marzo 2017, quindi prima del mandato, con dati su base comunale. Quel documento indica come passo successivo la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, ma nelle pagine del Ministero sulle risorse geotermiche non compare alcuna carta adottata.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Introdurre dei vincoli alle concessioni di ricerca e alla realizzazione di impianti geotermici in base alla vicinanza di aree di produzioni agricole di qualità

Non risultano atti del governo che introducano vincoli alle concessioni di ricerca o ai nuovi impianti geotermici in base alla vicinanza ad aree di produzione agricola di qualità. Il decreto legislativo 22/2010, che disciplina permessi e concessioni, non contiene un criterio di questo tipo. Neppure il documento ministeriale sulla zonazione (marzo 2017) tra i criteri di esclusione indica le aree agricole di pregio.

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Rivedere i meccanismi incentivanti garantiti al geotermico [...] confermare detti incentivi solo qualora la produzione di energia non comporti consumo di acqua

Nel periodo valutato non risulta una revisione degli incentivi al geotermico con la condizione richiesta sul consumo di acqua. Il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 4 luglio 2019 (Gazzetta Ufficiale n. 186 del 9 agosto 2019) ha definito gli incentivi per eolico a terra, fotovoltaico, idroelettrico e gas residuati dei processi di depurazione. Non ha accolto la richiesta della Conferenza unificata di ammettere la geotermia tradizionale e l'ha rinviata a un provvedimento separato, con motivazioni legate alle emissioni, non al consumo di acqua. Quel provvedimento non fu adottato nel periodo: il decreto «FER 2» che incentiva la geotermia è del giugno 2024.

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Armonizzare i diversi regimi di incentivazione attualmente vigenti per gli impianti geotermici pilota e quelli ad autorizzazione regionale

Non risultano atti del governo che armonizzino i regimi di incentivazione per gli impianti geotermici pilota e per quelli ad autorizzazione regionale. Il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 4 luglio 2019 (Gazzetta Ufficiale n. 186 del 9 agosto 2019) non ha compreso la geotermia tra le fonti incentivate e l'ha rinviata a un provvedimento separato. Le regole in vigore restavano quelle del decreto del 23 giugno 2016 sugli incentivi alle rinnovabili diverse dal fotovoltaico, con i premi per la geotermia, e del decreto del 29 marzo 2018 sulle verifiche per quei premi, entrambi anteriori al mandato. Il decreto «FER 2», che prevede incentivi distinti per la geotermia a emissioni nulle e per quella tradizionale, è del giugno 2024, dopo la fine dei governi valutati.

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Includere le previsioni della «direttiva Seveso» nelle operazioni di trivellazione ed esercizio degli impianti geotermici pilota

Non risultano atti del governo che estendano alle operazioni di trivellazione e di esercizio degli impianti geotermici pilota le previsioni della direttiva Seveso, cioè la disciplina sui rischi di incidente rilevante (decreto legislativo 105/2015). Il decreto legislativo 22/2010 sulla geotermia non la richiama. Le modifiche del periodo che toccano la geotermia (decreto-legge 50/2022, art. 6) riguardano altri aspetti.

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Qualificare come impianti pilota solo quelle soluzioni tecnologiche per cui il contributo di innovazione e sperimentazione sia attestato da specifico brevetto nazionale

Non risultano atti del governo che richiedano un brevetto nazionale per qualificare un impianto geotermico come «pilota». La definizione di impianto pilota resta quella dell'articolo 1, comma 3-bis, del decreto legislativo 22/2010: reiniezione del fluido nelle stesse formazioni, emissioni di processo nulle, potenza non superiore a 5 MW per centrale. Il testo non richiede brevetti.

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Istituire un sistema di controlli ambientali effettuati dalla ISPRA e dalla competente agenzia regionale per la protezione ambientale, a spese del concessionario

Non risultano atti del governo che istituiscano un sistema generale di controlli ambientali sugli impianti geotermici affidati a ISPRA e alle agenzie regionali, a spese del concessionario. Il decreto interministeriale del 29 marzo 2018 (Gazzetta Ufficiale n. 91 del 19 aprile 2018), adottato dal governo precedente, prevede verifiche delle agenzie regionali per l'ambiente, con costi a carico dei beneficiari, ma solo per riconoscere i premi agli incentivi e non per tutti i concessionari. Nel periodo valutato non è stato adottato un atto analogo di portata generale.

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Terna o l'azienda che avrà la concessione pubblica per la trasmissione dell'energia elettrica torni ad essere di proprietà pubblica

Non risultano atti del governo che riportino Terna, o il futuro concessionario della trasmissione elettrica, in mano pubblica. La quota pubblica è rimasta quella indiretta di CDP Reti, il 29,851% del capitale, sia nella relazione di Terna sul governo societario approvata il 21 marzo 2018 sia in quella relativa al 2022. CDP Reti è controllata da Cassa depositi e prestiti, a sua volta partecipata dal Ministero dell'economia, ma ha tra i soci anche State Grid Europe con il 35%, come risulta dalla relazione 2020 di CDP Reti.

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

sarà necessario mappare le strutture esistenti, con l’obiettivo di determinare la potenzialità delle strutture non utilizzate e in grado di essere recuperate

Tra il 1° giugno 2018 e il 22 ottobre 2022 non risultano atti del governo che dispongano una mappatura nazionale degli impianti idroelettrici esistenti e delle strutture non utilizzate recuperabili. Il decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135 (art. 11-quater, introdotto dalla legge di conversione 11 febbraio 2019, n. 12) ha riformato solo le regole per assegnare le concessioni di grandi derivazioni idroelettriche alla scadenza. Il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (dicembre 2019) e il PNRR (2021) prevedono misure per gli impianti esistenti, come il rifacimento e la riforma delle concessioni, ma non una ricognizione delle strutture non utilizzate.

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Programma 2018 · valutata sui governi Conte I, Conte II, Draghi · 21 febbraio 2018

Il M5S lavorerà per il ritiro immediato delle sanzioni imposte alla Russia

Nel periodo valutato i governi non hanno chiesto né ottenuto il ritiro delle sanzioni dell'Unione europea alla Russia. Le sanzioni economiche, che il Consiglio dell'UE rinnova all'unanimità ogni sei mesi, sono state prorogate durante il governo Conte I (il 21 dicembre 2018 e il 27 giugno 2019, fino al 31 gennaio 2020) e sono rimaste in vigore durante i governi Conte II e Draghi. Dopo l'attacco russo all'Ucraina il Consiglio ha adottato dal 23 febbraio 2022 nuove sanzioni con il consenso del governo Draghi, fino al regolamento (UE) 2022/1904 del 6 ottobre 2022. Il giudizio è coerente con la scheda corrispondente di «Il conto» sul governo Conte I.

Verificata da Redazione NFN il 30 ottobre 2026