I dati Istat del 30 ottobre: inflazione al 5,4%, retribuzioni al 2,5%. L'energia spiega il rincaro, mentre 2,5 milioni di dipendenti attendono il contratto.
Oggi l'Istat ha pubblicato due dati che si leggono meglio insieme. A ottobre i prezzi al consumo sono cresciuti del 5,4% su base annua, contro il 4,2% di settembre. A settembre le retribuzioni contrattuali orarie erano cresciute del 2,5% rispetto a un anno prima.
Il confronto non è perfettamente omogeneo: i salari sono di settembre, i prezzi di ottobre. Lo stesso Istat, però, scrive che a settembre nel privato la crescita delle retribuzioni è inferiore di circa due punti a quella dell'indice IPCA. Nel privato l'aumento è stato del 2,3%, nella pubblica amministrazione del 3,2%. A ottobre l'IPCA è salito al 5,6%.
La corsa dei prezzi viene dall'energia. Gli energetici regolamentati passano da +25,8% a +59,5% annuo, quelli non regolamentati da +22,5% a +29,4%. L'Istat parla di una dinamica «ancora influenzato dal quadro geopolitico internazionale». Fuori dall'energia il quadro è diverso: l'inflazione di fondo, che esclude energetici e alimentari freschi, è al 2,0%, e il carrello della spesa al 2,5%.
Sul fronte dei contratti, a fine settembre ne risultavano in attesa di rinnovo 19, per circa 2,5 milioni di dipendenti: 1,1 milioni nel privato, 1,4 nel pubblico. L'attesa media è di 20,8 mesi. Per farmacie private, funzioni centrali, forze dell'ordine, forze armate e vigili del fuoco l'aumento annuo a settembre è stato nullo.