Depositata il 29 ottobre la decisione della Cassazione sull'ex Ilva: respinti i ricorsi, stop all'area a caldo. La nota del governo e i numeri sull'amianto.
Il 29 ottobre è stata depositata la decisione con cui le Sezioni unite civili della Cassazione hanno respinto i ricorsi di Ilva e Acciaierie d'Italia contro il decreto della Corte d'appello di Milano che ordina lo stop dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto. L'udienza si era tenuta il 20 ottobre. Secondo ANSA, spetta ai commissari stabilire passaggi tecnici e tempi dello spegnimento degli altiforni.
La Corte definisce il pericolo per la salute «grave e rilevante». Tra gli elementi indicati c'è l'amianto presente nei cowpers degli altiforni, dove è usato come isolante termico. Secondo ANSA ed Euronews, che riportano la sentenza, ne restano 2.140 tonnellate, mentre 6.780 sono già state smaltite. L'autorizzazione integrata ambientale del 2017 prevedeva la rimozione totale entro il 23 agosto 2023. Sul rapporto tra salute e lavoro, la Corte scrive che «il diritto al lavoro che lo Stato deve promuovere è un diritto al lavoro salubre e sicuro», come riporta Euronews.
La Procura generale della Cassazione aveva concluso in modo diverso. Palazzo Chigi lo ricorda nella nota del 29 ottobre: «Il Governo non può che prendere atto della pronuncia», che «disattende le motivate conclusioni della Procura generale». Il Governo aggiunge che non si sottrarrà alle proprie responsabilità, come confermato dal decreto-legge entrato in vigore pochi giorni prima. Secondo ANSA, la legge fissa al 15 dicembre 2026 il termine per lo spegnimento degli altiforni, ora in preriscaldo.