Giuli: «il più grande taglio di tasse» è sulla cultura. L'Iva al 5% vale solo per l'arte: 8,4 milioni l'anno, contro i 2,9 miliardi dell'Irpef.
Il 24 ottobre, ai City Talks di Napoli, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha detto a Adnkronos: «Il più grande e imponente taglio di tasse del governo è quello fatto sulla cultura». E ha aggiunto che «portare l'Iva dal 22% al 5% è importantissimo».
Il taglio esiste. È l'articolo 9 del decreto-legge 95 del 30 giugno 2025, inserito durante l'esame al Senato e convertito dalla legge 118 del 2025. Porta al 5% l'aliquota Iva su opere d'arte, oggetti di antiquariato e da collezione. Per la maggior parte delle vendite l'aliquota ordinaria era il 22%. Per le importazioni e per le vendite fatte direttamente dagli autori era già il 10%.
Il testo del decreto parla di oggetti d'arte, non di cultura in generale. Nel testo dell'intervista che abbiamo consultato il ministro non precisa a quali beni si riferisca.
Il costo è un altro dato che si può controllare. Secondo il dossier del Servizio studi della Camera, le minori entrate valutate dal governo sono 4,9 milioni di euro per il 2025 e 8,4 milioni di euro l'anno dal 2026.
Per confronto: la legge di bilancio 2026 (legge 199 del 30 dicembre 2025) ha ridotto dal 35 al 33% la seconda aliquota Irpef, quella che si applica ai redditi tra 28.000 e 50.000 euro. Sempre secondo il dossier della Camera, costa 2.900,7 milioni di euro nel 2026 e circa 2.998 milioni l'anno dal 2027. Cioè circa 345 volte il taglio dell'Iva sull'arte.