Dal 2022 al 2025 lo Stato ha stanziato 1,8 miliardi contro le liste d'attesa. Secondo la Corte dei conti il freno non sono i soldi ma il personale.
Tra il 2022 e il 2025 lo Stato ha stanziato 1.845 milioni di euro per accorciare le liste d'attesa. Lo scrive la Corte dei conti nella delibera n. 54/2026/G del 13 ottobre 2026, 120 pagine sull'attuazione delle misure.
Le Regioni ne hanno destinati agli interventi 1.647 milioni e ne hanno spesi 1.580. Circa 198 milioni non sono stati nemmeno assegnati a un intervento. In alcuni territori i fondi sono rimasti fermi: nel 2025 il Molise ne ha lasciato inutilizzato il 60 per cento, nel 2024 la Basilicata il 44.
Hanno funzionato? La Corte non riesce a dirlo con i numeri: scrive che è difficile ricostruire il rapporto tra risorse, prestazioni e riduzione delle attese. Nelle conclusioni registra una «significativa distanza tra le finalità perseguite dal legislatore e i risultati concretamente raggiunti».
Il collo di bottiglia, per i magistrati contabili, non sono i soldi. La capacità di erogare visite è limitata «non tanto dall'assenza di risorse finanziarie quanto dalla difficoltà di reperire personale». La requisitoria del Procuratore generale del 24 giugno 2026 lo dice in modo più crudo: la crisi del personale sanitario «continua a rappresentare uno dei principali problemi del SSN». Per garantire soprattutto i servizi di urgenza si ricorre al personale «a gettone», con costi «invero assai elevati».
Intanto, secondo i dati Agenas riportati nella delibera, solo il 50,3 per cento delle prescrizioni per una prima visita diventa una prenotazione nel sistema.