Le frasi attribuite alla Corte dei conti non esistono e il rendiconto non è stato bocciato. Ma nei documenti veri c'è materia per arrabbiarsi.
Circola su Facebook un post secondo cui la parifica della Corte dei conti avrebbe «demolito» il governo. Il post mette tra virgolette due frasi attribuite ai magistrati contabili. Abbiamo aperto i documenti ufficiali: la decisione sul rendiconto 2025, la requisitoria del Procuratore generale e la sintesi della relazione, tutti del 24 giugno 2026, più la requisitoria dell'anno prima.
La prima frase, «Un sistema che premia i furbi e punisce chi ha sempre pagato», non compare in nessuno di questi documenti.
La seconda, «Liste d'attesa vergognose per un Paese civile», non esiste in quella forma. Esiste qualcosa di simile, ma è del 26 giugno 2025: il Procuratore generale parlava dell'«abbattimento del vergognoso, per un Paese civile, fenomeno delle liste di attesa». Un anno prima, un altro rendiconto, un'altra udienza.
Dalla stessa requisitoria 2025 vengono anche i passaggi su balneari e carceri che il post presenta come novità. Nella requisitoria 2026 i balneari non ci sono.
E la bocciatura? Non c'è. Il 24 giugno 2026 la Corte «dichiara regolare» il rendiconto 2025, «con esclusione» di alcune voci: discordanze contabili, decreti non registrati, un capitolo del Ministero della salute con tre decreti da 54,9 milioni a cui è stato negato il visto, una partecipazione in Infrastrutture Milano Cortina iscritta per un valore diverso da quello corretto. Eccezioni puntuali, non una demolizione.